Alzo la faccia dal lavandino e urlo guardandomi allo specchio.
Il primo fottuto capello bianco è arrivato. Metto gli occhiali – la miopia è arrivata precocemente, come l’astigmatismo, i denti storti e il cervello bacato – per osservare meglio l’orrore.
Non è un capello bianco. Ho tirato la crema idratante fin quasi al cervello, piuttosto. Pericolo scampato.
In compenso la mia faccia ha deciso di venirsene via come in quel romanzo di Sclavi. Non per la vecchiaia, mi dicono sia lo stress. Investo in pennelli miracolosi per stendere unguenti. L’effetto, neanche a dirlo, è quello di urlare quando, incrociandomi nello specchietto retrovisore, mi scopro somigliante al Teschio rosso. Prima che diventasse il Teschio rosso.
Nell’immaginario di me a trent’anni, se mai ne avessi avuto uno, la mia vita sarebbe stata, semplicemente, più facile. Non questa corsa insensata all’inseguimento di stipendio fisso e arredi di design che, non so quando, si è annidata nel mio cervello. Magari un timbro all’anno sul passaporto, o la possibilità di raggiungere le amiche lontane in qualunque momento.
Ecco, forse nel mio immaginario le amiche non sarebbero state lontane, i miei genitori sarebbero invecchiati in maniera più gentile, più lenta, più serena.
Il suono del telefono non mi farebbe scattare trigger omicidi ma saltare allegramente su dalla sedia a vedere, tò, chi fosse mai.
Non vivrei di fretta e di ansie, di è tardi è tardi è tardi. L’orologio non lo porto più, l’ho appeso alle orecchie. Non sarei comunque e sicuramente Alice, che questo lo abbiamo appurato da anni.
Avere in questo archivio le me di quattro, sei anni fa, quando cercavo l’amore e intorno all’amore tutto ruotava – per gli uomini impossibili, i lavori impossibili, i sogni impossibile - oggi mi fa sorridere negli angoli, piccola piccola. Oggi che prima di andare a lavorare mi vesto di concretezza e disillusioni, che rispondo priva di tatto a chi mi si rivolge fiducioso – illuso - che si, gli dirò che scappare è la soluzione, che le responsabilità non fanno parte della vita. Oggi che avere delle responsabilità mi fa venire le croste in testa ma pure mi permette di guardarmi allo specchio e si, urlare al pensiero del primo capello bianco prima, poi di guardarmi allo specchio e pensare che si, forse i miei mi hanno cresciuta bene e si, poteva andarmi peggio e si, che in fondo in fondo me la sto cavando bene.




